Biografia
Renzo Mezzacapo
Nasce nel 1945 in un piccolo paese del Monte Amiata in Provincia di Siena: Vivo d'Orcia.
Finita la guerra la famiglia si trasferisce a Piombino, città originaria del padre operaio allo stabilimento siderurgico Ilva.
Pur avendo trascorso pochi mesi sul Monte Amiata, rimarrà per sempre profondamente legato al suo paese, alla Provincia di Siena ed alla Val d'Orcia in particolare.
Vive fino a 18 anni in un importante quartiere operaio della città con il padre, la madre ed un fratello. Il pittore Farulli si richiamerà spesso a questo quartiere operaio, "Cotone", definendolo "L'Università di Piombino"; qui Mezzacapo vive le sue esperienze politiche ed umane che influenzeranno la sua vita ed il cui ricordo sarà indelebile.
La "dimensione operaia" del "Cotone" nel delicato momento del dopoguerra con i suoi problemi economici ed affettivi diviene unità morale, sociale ed economica; il bisogno di "stare insieme", riscoprendo valori, anche semplici, che la guerra aveva fatto dimenticare, diventa l'elemento determinante della "socialità" del quartiere composto da oltre 2000 persone.
Frequenta le scuole dell'obbligo ed il desiderio della famiglia "operaia" di vedere i figli "impiegati" nello stabilimento siderurgico lo indirizza verso studi tecnici.
Si diploma Perito Industriale ma sarà sempre un tecnico sbagliato ed un impiegato atipico.
All'età di 16 anni, visitando una sera una famiglia del proprio "portone", scopre un signore che, sul tavolo di cucina con 5 tubetti di colore e due pennelli, dipinge un paesaggio ripreso da una cartolina. E' l'inizio dell'avventura artistica di Mezzacapo che ottiene i soldi per comprare i 5 tubetti di colore ed i due pennelli; ruba nella notte un cartello attaccato ad una parete dell'ingresso del proprio palazzo sul quale era scritto "vietato introdurre biciclette" e copia una cartolina con un laghetto e dei monti realizzando il suo primo quadro.
Continua a dipingere senza scuola né sostegno da parte di altri artisti praticamente inesistenti in una città totalmente volta alla siderurgia.
Si diploma nel 1965, dopo di che viene chiamato ad effettuare il servizio di leva a Palermo ed a Bologna.
Nel 1969 viene assunto alla Breda Siderurgica di Sesto San Giovanni entrando a contatto con l'esperienza Milanese del "'68" che vivrà intensamente.
Si iscrive a Scienze Politiche ma non dà esami né partecipa alla vita universitaria preferendo frequentare i corsi serali di pittura organizzati dal Comune di Sesto San Giovanni.
Questa esperienza non è né felice né didatticamente importante, mentre è significativo l'arrivo a Milano della fidanzata, poi moglie, Abria Tavanti, proveniente da Arezzo da una famiglia piccolo borghese che dà a Mezzacapo quella spinta culturale che gli era mancata nell'ambiente sociale originario. E' di questi anni la scoperta delle Chiese e dei Musei come luoghi vitali per l'esperienza artistica in una Milano culturalmente molto attiva.
Nel 1971 torna a vivere a Piombino, con la moglie, in seguito al trasferimento per lavoro all'Italsider.
E' il ritorno al mare, alla Toscana, alle proprie radici. Il suo lavoro di impiegato continua con poche soddisfazioni e molti problemi.
Riprende con più vigore la pittura ancora a livelli amatoriali ma con una tendenza alla ricerca che già fa presagire un interessante processo di maturazione di idee e di interessi.
Impiegato di giorno e pittore di notte trova il tempo per organizzare mostre culturali e concerti.
Si è avvicinato, intanto, alla musica sinfonica che, da quel momento, sottolineerà tutta la sua produzione artistica.
Mezzacapo lavorerà costantemente ascoltando musica, fonte di emozione e di memoria.
Nascono due figli, Marco ed Irene.
Diventa presidente della sezione Arti Visive del Circolo Aziendale, incarico che lo conduce ad avere frequenti contatti con il mondo artistico nazionale e, in tale veste, organizza mostre per molti giovani artisti, ma anche per importanti maestri: è di questi anni la conoscenza con Cesare Zavattini, con il quale, per un periodo, avrà frequenti contatti.
Viene nominato responsabile del settore Arti Visive per il Consiglio di Gestione della Biblioteca del Comune di Piombino e da questo momento organizza rassegne di pittura e scultura, conferenze e convegni sull'arte, sempre più rilevanti.
Nel 1983 promuove la nascita del "Centro Arti Visive", associazione culturale senza finalità di lucro, che organizzerà l'attività in stretto contatto con l'Amministrazione Comunale di Piombino.
I rapporti che intrattiene con gli artisti, le conoscenze con i critici d'arte, quelle con il mondo della musica e della poesia, stimolano la crescita culturale di Mezzacapo che è soprattutto crescita di "bisogni" per così dire "artistici" e, contemporaneamente, rompono l'isolamento di una Piombino ancora molto pigra, nel settore dedicato alle arti visive.
Nel 1988 arriva alla rottura totale con l'ambiente industriale nel quale lavora e si dimette scegliendo la vita artistica a tempo pieno.
Nel 1994 assume l'incarico di insegnante nei corsi di pittura, disegno ed incisione del Centro Arti Visive, del quale è anche Presidente.
Il rapporto con i suoi allievi, di varie età, è per lui un ulteriore arricchimento di esperienze umane e tecniche.
Sono di questo periodo le mostre personali più significative ed il suo riconoscimento a livello nazionale.
Lavora eseguendo cicli complessi, ricchi di tensioni e di ricerche esistenziali.
E' dei primi anni '80 il ciclo "Se questo è l'uomo", ricerca personalissima sulle proprie ed altrui paure antiche e moderne.
Da questa introspezione, alla ricerca della propria anima più vera ed autentica, nascono opere che segnano un momento tra i più ricchi e significativi della sua ricerca.
Segue, nella seconda metà degli anni '80, il ciclo sulla musica sinfonica ed in particolare su alcuni autori di "novelle" sinfoniche.
Nascono opere che uniscono al mistero del racconto la tensione esistenziale di Mezzacapo, già indagata nel ciclo precedente.
Il tema della musica verrà ripreso in vari momenti in una serie di opere dedicate alla sinfonia "Una notte sul Monte Calvo" di Mussorgski , ed in una grande opera del 1995 composta da 14 pezzi dipinti ad olio ed oro zecchino che sarà dedicata alla "Pastorale" di Beethoven dal titolo "Il maestro ed il temporale".
In quest'opera la tensione emotiva che nasce dalla musica si stempera nel "gioco musicale" e, quindi, pittorico alla ricerca del paradosso e del curioso.
Qui le origini Toscane e Senesi di mezzacapo trovano riferimenti importanti, nell'uso dell'oro zecchino da una parte e nel richiamo al "polittico" dall'altra, pur in una visione giocosa.
Segue il ciclo "La spiaggia della memoria" che inizia nel 1989 con l'opera che darà il titolo ad un lavoro particolarmente articolato.
E' sempre un viaggio nella memoria, quello di Mezzacapo, alla ricerca di qualcosa che non riesce a razionalizzare: sono odori, sono emozioni, sono ricordi che provengono da un luogo mai compitamente definito. In questo ciclo i giochi dell'infanzia emergono come elemento fondante del racconto: bambini dipinti come ritagliati su carta, Tex Willer con i suoi fumetti e sempre il mare, con la "Spiaggia di Ponte d'oro", luogo che si accomuna al "Cotone" nei ricordi giovanili di Mezzacapo.
Segue il ciclo dedicato ai "Percorsi di ordinaria normalità", una serie di opere nelle quali il mistero del racconto diventa elemento di un linguaggio quasi metafisico.
Il bisogno di dipingere il quotidiano, figure moderne che camminano cercando non-si-sa-che-cosa in una dimensione a volte surreale, è ancora alla radice della sua attuale ricerca.
Negli ultimi anni ha realizzato una serie di opere ispirate alle "Metamorfosi di Ovidio" ed a queste hanno seguito quelle dedicate al ciclo "Mediterraneo" nelle quali l' artista cerca di coniugare il mistero delle profondità del mare, inteso come spazio mentale, con la storia e le leggende del "Mito", elemento ancora vivo nel mistero che avvolge la nostra quotidiana presenza.
n questo momento sta lavorando al ciclo "L' Enigma Ricomposto" sempre ispirato a quello che lui chiama "il mistero delle cose" tema dominante della sua pittura realizzata con un linguaggio simbolico-fantastico ed una tecnica particolarmente accurata che ha radici significative nella storia della pittura Toscana.